Inceneritore: autorizzato il PAUR della vergogna

A dieci giorni dalla conclusione del Giubileo il commissario Gualtieri, in qualità di committente, di arbitro e di socio di maggioranza al 51% del concessionario Acea (RenewRome) si è affrettato a dichiarare concluso il Procedimento Autorizzatorio Unico che dovrebbe dare il via alla costruzione del mega inceneritore da 600 mila tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati romani a S. Palomba. Un procedimento costellato da forzature delle norme regionali e comunitarie e da irregolarità meritevoli di approfondimenti giudiziari. Prima ancora della pubblicazione dell’ordinanza della vergogna, il chitarrista non ha mancato di recapitare alla stampa compiacente il suo proclama trionfalistico infarcito di fandonie circa le meraviglie del “Parco delle risorse circolari” e la millantata soluzione del problema dei rifiuti a Roma. Il tutto abbellito nel sito di Roma Capitale da una bucolica foto con bambini e papà estasiati che passeggiano sotto l’ombra di due enormi camini da 95 metri! Non pensi che ci arrenderemo a trenta anni di lento avvelenamento di centinaia di migliaia di persone che vivono tra i Castelli e l’area metropolitana sud. La nostra battaglia perché sia fermata la costruzione del mostro continuerà a oltranza.

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Comunicato incontro con la Direzione Ambientale della Regione Lazio

Il 14 gennaio abbiamo incontrato la dirigente della Direzione Regionale Ambiente e Ciclo dei rifiuti, ing. Wanda D’Ercole, per avere risposte e aggiornamenti su alcune rilevanti questioni:

• la messa in sicurezza degli invasi della discarica di Albano attesa da anni,

• la bonifica delle falde idriche pesantemente inquinate da decenni di gestione criminale

• lo stato del procedimento di individuazione delle “aree ad elevato rischio di crisi ambientale”, particolarmente importante alla luce del progetto del mega inceneritore di Roma nel vicino sito di S. Palomba.

Secondo la dirigente il capping definitivo degli invasi della discarica dovrebbe completarsi entro l’estate 2026; per quanto riguarda il procedimento finalizzato alla bonifica dei pozzi e delle falde, tecnicamente in carico al Comune di Albano, le soc. Pontina Ambiente ed Ecoambiente (tuttora sotto interdittiva antimafia) sono state diffidate dalla Direzione Ambiente nel settembre scorso a seguito del ricevimento di una bozza di caratterizzazione idrogeologica del sito giudicata insoddisfacente. In merito alla richiesta di applicazione della legge regionale 13/2029 da parte del Comune di Albano, dopo una prima riunione interlocutoria nei mesi scorsi, lo scorso novembre si è riunito per la seconda volta il tavolo tecnico incaricato di valutare l’esistenza di un’area ad elevato rischio di crisi ambientale nel sito circostante la discarica di Albano. Nell’occasione, ci informa la dirigente, mentre Arpa ha affermato che non ha bisogno di indagini ulteriori su falde ed aria, il Dipartimento Epidemiologico Regionale (DEP), usufruendo di un finanziamento regionale già erogato, ha deciso di fare ulteriori approfondimenti sull’epidemiologia della popolazione residente nel raggio di 5 km intorno al sito di Roncigliano per i prossimi 5 mesi. Notiamo al riguardo che ben due successive indagini di ERAS Lazio, l’ultima del 2022, hanno già evidenziato aumenti significativi dei casi di mortalità e morbilità per la popolazione residente nell’intorno (5 km) della discarica di Albano e di altre del Lazio. In merito all’esito delle altre richieste presentate dai Comuni di Pomezia e Ardea, l’ing. Wanda D’Ercole ha precisato che il procedimento sulle aree a rischio è stato fin dall’inizio esteso al territorio di 4 Comuni, Ariccia compresa, e i siti a “rischio di incidente rilevante” (RIR) entreranno anch’essi nella valutazione finale. Comunque secondo la dirigente anche in caso di esito positivo della valutazione non ci sarebbero effetti sull’iter dell’inceneritore. Riteniamo questa affermazione contradditoria e particolarmente allarmante, considerando che, in base al “principio di precauzione” previsto dalle normative europee, non si possa prescindere dagli effetti devastanti che sarebbero prodotti dal cumulo delle fonti inquinanti nell’area inclusa nella perimetrazione (5km) che comprenderebbe discarica, cogeneratori alimentati dal biogas prodotto dai 7 invasi e inceneritore, benchè esso sia ancora sulla carta.

Unione dei comitati contro l’inceneritore – Coordinamento No Inc Albano e Roma