ACEA è da tempo l’emblema del modo in cui chi amministra Roma privilegia il profitto e il rapporto coi potentati economici cittadini (e non solo) anziché dare priorità a chi abita la città e ai territori vicini che si relazionano con la metropoli e/o sono impattati dalla gestione metropolitana delle risorse. Partendo dalla sostanziale privatizzazione di un’azienda pubblica e di un bene (l’acqua) che un referendum (disatteso) aveva definito “comune”, la multiutility ACEA si è mossa in maniera disinvolta da player economico al servizio degli interessi privatistici di poteri economici transnazionali, costruttori e politici dediti a santificare la partnership pubblico-privata sulla gestione di ogni bene essenziale. Nel frattempo, le infrastrutture pubbliche fanno letteralmente “acqua da tutte le parti”, come esemplificato dall’ultimo, enorme guasto che ha coinvolto la zona della Prenestina poche settimane fa. ACEA, inoltre, promuove “grandi opere” ecocide rifuggendo il confronto con la cittadinanza coinvolta. È il caso dell’inceneritore di Santa Palomba (per il quale si è conclusa da qualche settimana la Conferenza dei servizi) e del Progetto di Raddoppio dell’acquedotto del Peschiera nel reatino. Ambedue i progetti vengono raccontati come panacee per la gestione del ciclo dei rifiuti e della risorsa idrica della città, ma senza alcun confronto coi territori su cui si riverserà l’impatto ecologicamente devastante ed irreversibile di queste opere, né presa di responsabilità rispetto ai rilievi avanzati per vie legali dai comitati, né da entità sovranazionali come il Parlamento Europeo (nel caso dell’inceneritore). Rimanendo in tema di ecocidio, non possiamo sorvolare sui rapporti economici che ACEA intrattiene con la multinazionale israeliana Mekorot, responsabile del vero e proprio furto d’acqua a danno della popolazione palestinese nei territori occupati. Un aspetto su cui la cittadinanza romana da tempo chiede conto, invocando, anche per mezzo di una delibera di iniziativa popolare, l’interruzione di tutti i rapporti economici tra il Comune di Roma, le sue partecipate e gli attori economici coinvolti nel genocidio del popolo palestinese. Infine, non possiamo non citare come l’azienda privata ACEA metta in atto pratiche apertamente antisindacali nei confronti dei delegati, dei lavoratori e delle lavoratrici che denunciano condizioni di lavoro inadeguate nelle ditte “esterne” e che si oppongono allo smembramento aziendale. Come Realtà Indisponibili Organizzate sui Territori ci mobilitiamo da più di un anno per contrastare non soltanto la realizzazione di singole opere ecocide e antipopolari, ma contro quello che abbiamo smascherato come “Modello Giubileo” (poi consolidatosi in un “modello Roma”). Un vero e proprio programma di svendita della città ai privati e di estrazione di profitto da ogni centimetro di suolo pubblico, di cui ACEA è indubbiamente parte integrante. Di fronte all’arroganza di una giunta che avoca a sé, con la complicità del governo Meloni, poteri commissariali permanenti anche a Giubileo ampiamente finito e che porta avanti progetti come quelli citati, come lo stadio di Pietralata e sui Mercati Generali senza aprire alcun processo partecipativo reale, ribadiamo che abitanti e territori non sono disponibili a subire passivamente il modello di economia e governo che la classe politica nella sua interezza cerca costantemente di imporre. Per questo, proponiamo per il 13 marzo dalle ore 15 un presidio rumoroso sotto la sede di ACEA a Piazzale Ostiense per rappresentare ancora una volta l’opposizione a una gestione della città estrattivista, tracotante e vocata esclusivamente al profitto. Verso un consiglio comunale aperto che metta Gualtieri e i suoi davanti alle proprie responsabilità e che tracci la strada affinché la città torni ad essere di chi la abita e non degli speculatori!