Presidio a Roma contro le grandi opere, 13 marzo ore 15

ACEA è da tempo l’emblema del modo in cui chi amministra Roma privilegia il profitto e il rapporto coi potentati economici cittadini (e non solo) anziché dare priorità a chi abita la città e ai territori vicini che si relazionano con la metropoli e/o sono impattati dalla gestione metropolitana delle risorse. Partendo dalla sostanziale privatizzazione di un’azienda pubblica e di un bene (l’acqua) che un referendum (disatteso) aveva definito “comune”, la multiutility ACEA si è mossa in maniera disinvolta da player economico al servizio degli interessi privatistici di poteri economici transnazionali, costruttori e politici dediti a santificare la partnership pubblico-privata sulla gestione di ogni bene essenziale. Nel frattempo, le infrastrutture pubbliche fanno letteralmente “acqua da tutte le parti”, come esemplificato dall’ultimo, enorme guasto che ha coinvolto la zona della Prenestina poche settimane fa. ACEA, inoltre, promuove “grandi opere” ecocide rifuggendo il confronto con la cittadinanza coinvolta. È il caso dell’inceneritore di Santa Palomba (per il quale si è conclusa da qualche settimana la Conferenza dei servizi) e del Progetto di Raddoppio dell’acquedotto del Peschiera nel reatino. Ambedue i progetti vengono raccontati come panacee per la gestione del ciclo dei rifiuti e della risorsa idrica della città, ma senza alcun confronto coi territori su cui si riverserà l’impatto ecologicamente devastante ed irreversibile di queste opere, né presa di responsabilità rispetto ai rilievi avanzati per vie legali dai comitati, né da entità sovranazionali come il Parlamento Europeo (nel caso dell’inceneritore). Rimanendo in tema di ecocidio, non possiamo sorvolare sui rapporti economici che ACEA intrattiene con la multinazionale israeliana Mekorot, responsabile del vero e proprio furto d’acqua a danno della popolazione palestinese nei territori occupati. Un aspetto su cui la cittadinanza romana da tempo chiede conto, invocando, anche per mezzo di una delibera di iniziativa popolare, l’interruzione di tutti i rapporti economici tra il Comune di Roma, le sue partecipate e gli attori economici coinvolti nel genocidio del popolo palestinese. Infine, non possiamo non citare come l’azienda privata ACEA metta in atto pratiche apertamente antisindacali nei confronti dei delegati, dei lavoratori e delle lavoratrici che denunciano condizioni di lavoro inadeguate nelle ditte “esterne” e che si oppongono allo smembramento aziendale. Come Realtà Indisponibili Organizzate sui Territori ci mobilitiamo da più di un anno per contrastare non soltanto la realizzazione di singole opere ecocide e antipopolari, ma contro quello che abbiamo smascherato come “Modello Giubileo” (poi consolidatosi in un “modello Roma”). Un vero e proprio programma di svendita della città ai privati e di estrazione di profitto da ogni centimetro di suolo pubblico, di cui ACEA è indubbiamente parte integrante. Di fronte all’arroganza di una giunta che avoca a sé, con la complicità del governo Meloni, poteri commissariali permanenti anche a Giubileo ampiamente finito e che porta avanti progetti come quelli citati, come lo stadio di Pietralata e sui Mercati Generali senza aprire alcun processo partecipativo reale, ribadiamo che abitanti e territori non sono disponibili a subire passivamente il modello di economia e governo che la classe politica nella sua interezza cerca costantemente di imporre. Per questo, proponiamo per il 13 marzo dalle ore 15 un presidio rumoroso sotto la sede di ACEA a Piazzale Ostiense per rappresentare ancora una volta l’opposizione a una gestione della città estrattivista, tracotante e vocata esclusivamente al profitto. Verso un consiglio comunale aperto che metta Gualtieri e i suoi davanti alle proprie responsabilità e che tracci la strada affinché la città torni ad essere di chi la abita e non degli speculatori!

Assemblea pubblica, sabato 7 marzo ore 16.30,al Villaggio Ardeatino c/o Tripolini

GUALTIERI SI AUTORIZZA L’INCENERITORE E PREPARA IL CANTIERE

FACCIAMO CRESCERE L’OPPOSIZIONE POPOLARE

Due settimane fa Gualtieri si è assegnato il PAUR (Procedimento Autorizzatorio Unico Regionale) per il progetto definitivo dell’inceneritore a Cancelliera. Dopo aver fatto acquistare dall’AMA un terreno ad un prezzo almeno doppio del valore di mercato e aperto e vinto un bando di gara con l’altra municipalizzata ovvero ACEA, unica società in ballo, il grande commissario ha cestinato 250 osservazioni di cittadini e associazioni e ha calpestato il parere contrario dei Comuni di Albano, Pomezia e Ardea, i cui cittadini pagheranno questa barbarie in termini di salute e vivibilità. Ora il commissario ai rifiuti per un giubileo ampiamente terminato, dovrà pubblicare un progetto esecutivo che proverà a raccogliere le oltre 90 prescrizioni formulate dagli Enti che però alla fine hanno espresso un vergognoso parere favorevole. In più dall’ultimo carteggio Enti-RenewRome (ACEA) si ricava che i rifiuti da bruciare sono 800000 t/a e non 600000 come scritto finora. Vedremo come sarà imbastita quest’ultima pagliacciata che ben si sposa con le disquisizioni di ARPA che qualifica come irrilevanti le quantità industriali di anidride carbonica e ossidi emesse dai monumentali camini nei successivi 30 anni di esercizio. Al cospetto di ciò diviene trascurabile quanto accadrà nei tre anni di cantiere ovvero lo sconvolgimento di una parte decisiva dell’area pedemontana dei Castelli. Ora vanno preparati i ricorsi a quel covo di toghe rosse che è il TAR Lazio. Invece spetta a noi popolo dare voce all’opposizione più ferma contro questa bestialità.

PRESIDIO SOTTO LA SEDE DI ACEA A P.LE OSTIENSE

13 MARZO – DALLE ORE 15

Gualtieri si autorizza l’inceneritore e prepara il cantiere, facciamo crescere l’opposizione popolare

Due settimane fa Gualtieri si è assegnato il PAUR (Procedimento Autorizzatorio Unico Regionale) per il progetto definitivo dell’inceneritore a Cancelliera. Dopo aver fatto acquistare dall’AMA un terreno ad un prezzo almeno doppio del valore di mercato e aperto e vinto un bando di gara con l’altra municipalizzata ovvero ACEA, unica società in ballo, il grande commissario ha cestinato 250 osservazioni di cittadini e associazioni e ha calpestato il parere contrario dei Comuni di Albano, Pomezia e Ardea, i cui cittadini pagheranno questa barbarie in termini di salute e vivibilità. Ora il commissario ai rifiuti per un giubileo ampiamente terminato, dovrà pubblicare un progetto esecutivo che proverà a raccogliere le oltre 90 prescrizioni formulate dagli Enti che però alla fine hanno espresso un vergognoso parere favorevole. In più dall’ultimo carteggio Enti-RenewRome (ACEA) si ricava che i rifiuti da bruciare sono 800000 t/a e non 600000 come scritto finora. Vedremo come sarà imbastita quest’ultima pagliacciata che ben si sposa con le disquisizioni di ARPA che qualifica come irrilevanti le quantità industriali di anidride carbonica e ossidi emesse dai monumentali camini nei successivi 30 anni di esercizio. Al cospetto di ciò diviene trascurabile quanto accadrà nei tre anni di cantiere ovvero lo sconvolgimento di una parte decisiva dell’area pedemontana dei Castelli. Ora vanno preparati i ricorsi a quel covo di toghe rosse che è il TAR Lazio. Invece spetta a noi popolo dare voce all’opposizione più ferma contro questa bestialità.

19 FEBBRAIO ORE 17 CORTEO VIA ARDEATINA –VIA CANCELLIERA

26 FEBBRAIO ORE 18 VIA PORTO FLUVIALE N°12 ROMA – ASSEMBLEA DI TUTTE LE VERTENZE

A MARZO CORTEO METROPOLITANO

Inceneritore: autorizzato il PAUR della vergogna

A dieci giorni dalla conclusione del Giubileo il commissario Gualtieri, in qualità di committente, di arbitro e di socio di maggioranza al 51% del concessionario Acea (RenewRome) si è affrettato a dichiarare concluso il Procedimento Autorizzatorio Unico che dovrebbe dare il via alla costruzione del mega inceneritore da 600 mila tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati romani a S. Palomba. Un procedimento costellato da forzature delle norme regionali e comunitarie e da irregolarità meritevoli di approfondimenti giudiziari. Prima ancora della pubblicazione dell’ordinanza della vergogna, il chitarrista non ha mancato di recapitare alla stampa compiacente il suo proclama trionfalistico infarcito di fandonie circa le meraviglie del “Parco delle risorse circolari” e la millantata soluzione del problema dei rifiuti a Roma. Il tutto abbellito nel sito di Roma Capitale da una bucolica foto con bambini e papà estasiati che passeggiano sotto l’ombra di due enormi camini da 95 metri! Non pensi che ci arrenderemo a trenta anni di lento avvelenamento di centinaia di migliaia di persone che vivono tra i Castelli e l’area metropolitana sud. La nostra battaglia perché sia fermata la costruzione del mostro continuerà a oltranza.

Clicca qui QUI per leggere il procedimento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale

Comunicato incontro con la Direzione Ambientale della Regione Lazio

Il 14 gennaio abbiamo incontrato la dirigente della Direzione Regionale Ambiente e Ciclo dei rifiuti, ing. Wanda D’Ercole, per avere risposte e aggiornamenti su alcune rilevanti questioni:

• la messa in sicurezza degli invasi della discarica di Albano attesa da anni,

• la bonifica delle falde idriche pesantemente inquinate da decenni di gestione criminale

• lo stato del procedimento di individuazione delle “aree ad elevato rischio di crisi ambientale”, particolarmente importante alla luce del progetto del mega inceneritore di Roma nel vicino sito di S. Palomba.

Secondo la dirigente il capping definitivo degli invasi della discarica dovrebbe completarsi entro l’estate 2026; per quanto riguarda il procedimento finalizzato alla bonifica dei pozzi e delle falde, tecnicamente in carico al Comune di Albano, le soc. Pontina Ambiente ed Ecoambiente (tuttora sotto interdittiva antimafia) sono state diffidate dalla Direzione Ambiente nel settembre scorso a seguito del ricevimento di una bozza di caratterizzazione idrogeologica del sito giudicata insoddisfacente. In merito alla richiesta di applicazione della legge regionale 13/2029 da parte del Comune di Albano, dopo una prima riunione interlocutoria nei mesi scorsi, lo scorso novembre si è riunito per la seconda volta il tavolo tecnico incaricato di valutare l’esistenza di un’area ad elevato rischio di crisi ambientale nel sito circostante la discarica di Albano. Nell’occasione, ci informa la dirigente, mentre Arpa ha affermato che non ha bisogno di indagini ulteriori su falde ed aria, il Dipartimento Epidemiologico Regionale (DEP), usufruendo di un finanziamento regionale già erogato, ha deciso di fare ulteriori approfondimenti sull’epidemiologia della popolazione residente nel raggio di 5 km intorno al sito di Roncigliano per i prossimi 5 mesi. Notiamo al riguardo che ben due successive indagini di ERAS Lazio, l’ultima del 2022, hanno già evidenziato aumenti significativi dei casi di mortalità e morbilità per la popolazione residente nell’intorno (5 km) della discarica di Albano e di altre del Lazio. In merito all’esito delle altre richieste presentate dai Comuni di Pomezia e Ardea, l’ing. Wanda D’Ercole ha precisato che il procedimento sulle aree a rischio è stato fin dall’inizio esteso al territorio di 4 Comuni, Ariccia compresa, e i siti a “rischio di incidente rilevante” (RIR) entreranno anch’essi nella valutazione finale. Comunque secondo la dirigente anche in caso di esito positivo della valutazione non ci sarebbero effetti sull’iter dell’inceneritore. Riteniamo questa affermazione contradditoria e particolarmente allarmante, considerando che, in base al “principio di precauzione” previsto dalle normative europee, non si possa prescindere dagli effetti devastanti che sarebbero prodotti dal cumulo delle fonti inquinanti nell’area inclusa nella perimetrazione (5km) che comprenderebbe discarica, cogeneratori alimentati dal biogas prodotto dai 7 invasi e inceneritore, benchè esso sia ancora sulla carta.

Unione dei comitati contro l’inceneritore – Coordinamento No Inc Albano e Roma

Presidio informativo su inceneritore di Roma verso un nuovo corteo, domenica 19 ottobre, ore 10.30, Piazza S.Pietro, Albano

Il cronoprogramma dell’ultimo cammino per l’acquisizione del Provvedimento
Autorizzativo Unico Regionale ( PAUR ) termina il 24 dicembre. Subito dopo
partirebbe il cantiere. Oggi, acquisiti sbrigativamente i pareri degli enti e le osservazioni
dei cittadini, quindi anche le nostre, il commissario straordinario Gualtieri, credibilmente,
cestinerà tutte le obiezioni e le contestazioni perchè la legge gli da questo potere.
Fatti salvi tutti i ricorsi presentati al TAR e Procura, spetta ancora alla mobilitazione popolare
rispondere all’arrogante prepotenza del ras di turno. In gloria del giubileo e in forza di
un’inventata, ma permanente crisi dei rifiuti a Roma, non trovano di meglio che imporre al
territorio dei Castelli e della pedemontana, Ardea Pomezia, uno smisurato produttore
di veleni in tutte le forme: aeriformi, liquidi e solidi. Per bruciare le famose 600.000
t/anno di rifiuti romani in veste tal quale, verranno emesse per i prossimi trentanni
centinaia di migliaia di tonnellate di anidride carbonica. Quindi nel 2050, anno della
neutralità carbonica, gli eredi di Gualtieri ritireranno il premio per i migliori sabotatori
del reame.
Dall’alto degli 85 metri dei camini usciranno centinaia di tonnellate di ossidi che
torneranno alle terre più o meno circostanti. Saranno necessarie quantità insopportabili
di acqua. Alla fine saranno necessarie nuove discariche per mettere a dimora 150.000
t. di scorie e 20.000 t. di ceneri leggere.
Anche sotto il profilo economico i conti non tornano: Acea sostiene che nei 30 anni
incasserà 7 miliardi estorcendo circa 5 miliardi di TARI ai romani, mentre solo 2 miliardi
dalla vendita di energia e recupero dagli scarti.
Dalla lettura del progetto possiamo affermare che le turbine non produrranno i 68 MW
e che larga parte degli scarti finiranno in discarica. Grazie al contratto capestro firmato
da Gualtieri ACEA recupererà i mancati introiti tramite un contributo incrementale
della TARI, PER LA GIOIA DEL POPOLO ROMANO