No all’inceneritore di Gualtieri, costruiamo insieme la mobilitazione popolare!

A NOI NON PIACE IL GRANDE FORNO

  • BRUCERA’ 600MILA TONNELLATE L’ANNO DI RIFIUTI
  • SPUTERA’ NELL’ARIA A 200 GRADI – 24 ORE SU 24 – DIOSSINE E ALTRI VELENI
  • I FUMI LI DOVREMO RESPIRARE NOI PER 20-30 ANNI
  • CI RITROVEREMO ACCANTO UNA NUOVA DISCARICA PER CENERI PERICOLOSE
  • SARA’ A UN PASSO DALLA DISCARICA DI RONCIGLIANO

E A TE?

L’INCENERITORE DI GUALTIERI ‘E UN INFAMIA REGALATA AD UN TERRITORIO MARTORIATO

VA IMPEDITO CON UNA MOBILITAZIONE COSTANTE E CRESCENTE

Sabato 7 gennaio mercato di Pomezia dalle ore 10,30

Sabato 14 gennaio OK Club di Cancelliera, via Pantanelle ore 17,30

Informazioni, presentazioni video e dibattito sull’incenerimento 

Gualtieri ha dato il via alla fase che porterà alla gara ed al bando. E’ facile prevedere che A2A, HERA, ACEA, saranno della partita. Già ora sappiamo che bruciare 600mila tonnellate di rifiuto tal quale produrrà ceneri per più di 140mila tonnellate da mettere in un’altra discarica. Anche il resto è noto: centinaia di ton di ossidi, nanopolveri ricche di idrocarburi e derivati tipo diossine; emissioni al camino a centinaia di gradi; consumo biblico d’acqua, come già si verifica a Brescia ed Acerra; in un’area in crisi idrogeologica. Ci raccontano poi favole inerenti produzione elettrica, teleriscaldamento, cattura di CO2. Annunciano 240 mega Watt che non serviranno a nessuno perché a nessuno manca corrente. L’umido presente nell’indifferenziato che si vuole bruciare impedirà di raggiungere il potere calorico necessario a sfornare i mega WATT annunciati.

Gli attuali utenti del teleriscaldamento in Italia sono alla disperazione per i livelli astronomici delle bollette, altrettanto accadrà per i nuovi utenti di questo nuovo impianto. Rimane la provocazione di un sito  a meno di un km dalla discarica di Roncigliano dove in questo anno e mezzo sono state abbancate 150mila tonnellate di rifiuti romani in forza di 5 ordinanze commissariali, nel mezzo di una zona industriale già devastata. La furba scelta di un impianto a venti km dal centro di Roma permetterebbe, secondo loro, di vendere ai romani la soluzione della questione rifiuti, allontanando fetori e cassonetti stracolmi, da occhi e naso. Non sarà così; il piano industriale dell’AMA impegna il 90% di 650 milioni per l’acquisto di nuovi cassonetti di tutti i tipi e misure, testimoniando l’abbandono dell’unica scelta civile, raccolta differenziata e porta a porta. Non sarà ridotta la TARI che dovrà sostenere i costi aggiuntivi della combustione affidata a operatori di mercato.

Non c’è altra strada della mobilitazione popolare per impedire questo nuovo disastro. Scendere in piazza, impegnarsi in prima persona, respingere la prepotenza dei commissariamenti, rivendicare l’autonomia decisionale delle popolazioni.